IL TRAGHETTO

Quasi tutti i primi abitanti di Venezia, per necessità, sapevano vogare e, molti di loro, scelsero la professione del barcaiolo, termine strettamente legato al verbo “traghettare” che deriva dal latino ‘transigere’, portare al di là; va da sé l’inevitabile associazione con il lemma ‘tragheto’, ossia traghetto.

Il ‘tragheto’ è un posteggio di gondole situato in prossimità di una riva allo scopo di tragittare i passeggeri sulla sponda opposta. Oggi, i ‘tragheti’ svolgono soprattutto la funzione di luoghi di partenza per un giro turistico di Venezia a bordo di una gondola e sono distribuiti esclusivamente in città. Nell’antichità le cose erano diverse infatti, in alcuni documenti storici che vanno dal ‘500 al ‘700, sono menzionati traghetti situati in località ben lontane dalla cerchia cittadina, quali: di Lizza Fusina, di Mestre, di San Giuliano ed anche: di Padova, di Treviso e di Portogruaro, località che distano decine di chilometri dal centro storico.

Ai tempi della Serenissima, i conduttori d’imbarcazioni erano costituiti in associazione, chiamata ‘fraglia dei barcaioli’ che si suddivideva in varie ‘fraglie de tragheto’, i cui membri erano detti ‘fradei de tragheto’ ovvero, fratelli di traghetto e che disponevano di ‘mariegole’, regolamenti interni. I traghetti che operavano in quel periodo erano moltissimi e la loro esistenza è ampiamente documentata come nel caso dell’editto emesso dall’“Ordine dei V Savi” riguardo “I barcaioli e tariffa annessa” dove sono menzionati i traghetti di San Trovaso, di Santa Margarita, del Gheto novo, dei San Zuane e Paolo, dell’Angeo Rafael e molti altri. Tra i più antichi vi sono quelli di San Beneto (1293), di San Barnaba (1298), di Ca’ Dolfin a Rialto (1293), di San Felice (1349), di San Tomà (1354). Per quanto riguarda i traghetti che si affacciano sul Canal Grande, si può affermare che sono sempre esistiti e, molti di essi, hanno una tradizione antichissima.

In quel periodo, i traghetti avevano anche funzione pubblica e sociale poiché erano luoghi dove vi si leggevano i proclami. Tale esercizio rimase in uso fino alla metà del XIX secolo, durante l’occupazione austriaca.