LA FIGURA DEL GONDOLIERE

Alcuni scrittori del passato tendono a descrivere il gondoliere come un simulatore ed ingannatore, altri lo dicono furbo, violento, ipocrita e remissivo. Testi più recenti, sono d’opposto parere ed esaltano la figura del gondoliere classificandolo come una persona aperta e leale, dal cuore sincero, pieno di spirito e di quell’allegria tipica del veneziano, intelligente e bonaccione allo stesso tempo, nonché abile lavoratore, confermando ciò che di lui era stato detto nel ‘500: “Quest’uomo a tutte l’ore del giorno, di notte, alla pioggia, al vento, al freddo, al caldo, sta sempre pronto per comodità degli abitanti…”.

Coloro che hanno delineato il vero gondoliere, nelle loro opere, sono stati Carlo Goldoni e Giacinto Gallina. Nelle commedie goldoniane spicca la figura del ‘vecio gondolier de casada’ vale a dire, del vecchio gondoliere del casato, fedele e muto custode dei segreti della famiglia cui presta servizio.

Dal suo canto, il Gallina, nel 1855, scrive: “Erano i gondolieri quella classe più eletta del popolo, che avvicinava la persona dei padroni, per l’uso inverterato di condurli in barca da un luogo all’altro, senza che verun altro domestico nelle loro gondole s’immischiasse, ed essi i gondolieri annunziavano le visite, recavano le ambasciate, venivano di confronto a chiunque all’onore ammessi del secreto, onde a simil grado di confidenza doveasi quella specie di educazione, originale affatto, che li sceverava dal popolo. Aggiungasi poi la franca lealtà del fedele carattere, l’officiosità nelle forme, certa delicata finezza d’intendimento, a cui li avezzava la stessa qualità dell’ufficio e si conosceranno i motivi ch’erano cari e bene accetti alle famiglie cospicue, ove morivano giubilati”.

Vari episodi, tra realtà e leggenda, possono servire ad individuare la figura del gondoliere. Scrive ,ancora, Giacinto Gallina: “Basti, a saggio di tutti, l’azione magnanima di un gondoliere ai tempi della Repubblica, che mosso dal cuore a dar lezione di prudenza al padrone, quando disennato sol per sospetto, facea onta in pubblico alla sua dama, alzò d’un punto la lanterna e sugli occhi del padrone la spense”.

Il primo articolo del codice del ‘Pope’, termine usato a Venezia per indicare il gondoliere, dice di mantenere sempre una signorile dignità, specialmente durante la voga, il cosiddetto ‘vogar bel bello’, in altre parole, remare con compostezza e calma. In seguito a questo vi è un episodio eloquente che può aiutare a chiarire la figura del gondoliere: il russo Naumow, dopo aver ucciso il conte Kamarowski, nel tentativo di raggiungere la stazione ferroviaria per sfuggire alla cattura, salì a bordo di una gondola. Esasperato perché non riusciva a far sì che il gondoliere accelerasse l’andatura, gli sventolò in faccia una banconota da cento lire; l’effetto di quel gesto dovette essere notevole poiché riuscì a prendere il treno sul quale venne più tardi arrestato.

Lo spirito di pacatezza e sensibilità del gondoliere è ben descritto, da un anonimo scrittore, in quest’episodio, avvenuto in un caffè nel 1912, mentre era in corso la guerra italo-turca: “Un manovale entrò annunciando una vittoria dei nostri e bene traspare la gioia nei volti degli italiani là presenti, ma un gondoliere ch’era tra loro, sebbene giubilante, fece osservare a chi veniva, come nel caffè, a caso, sedessero tre col “fez”; chissà, se erano nemmeno turchi, ma tuttavia, il gondoliere, nel dubbio, disse discretamente: “… no’ dir tanto, no’ va ben de ofenderli!”.

La figura del gondoliere dei tempi odierni è cambiata, i gondolieri che si chiamavano, da una riva all’altra, cantando non esistono più, sempre più rari sono quelli che, passando davanti a un palazzo che si affaccia sul Canal Grande o sotto un famoso ponte, si chinano in avanti e rivolgendosi ai passeggeri ammirati da tanta bellezza ne illustrano la storia e le caratteristiche magari in un tedesco o in un inglese o in un francese un po’ casereccio. Rimane inalterata la tradizione di affibbiarsi, tra colleghi, dei soprannomi: Bocaeto, Cana, Caneoni, Cioci, Feiceto, Fiaschetto, Forcheton, Magnamosche, Nero, Pagnoca, Panduro, Pipa, Scuciareto, Strigheta, Vusavè e molti altri; nomignoli che identificano il soggetto più che il vero nome e cognome di ognuno.

Per concludere, ecco come il poeta dialettale ‘Rafa’, al secolo Raffaello Michieli, descrive una lite tra gondolieri; è un’ulteriore testimonianza circa il loro carattere.

I ziga, i bragia su per ‘sti traghetti

e i se ne dise… de crue e de cote

sia de zorno che de note.

I se manda in malora e po’… “Ripeti,

ripetime da novo ‘sta parola…

che te tagio la gola!".

Ma le gondole, intanto, se alontana.

Una sbragiada, un’altra, e tuto tase;

torna la pase.

Uno a levante, ‘st’altro a tramontana;

e co i se trova, dopo, el zorno ‘drio…

mezo litro… e xe finio!