LA GONDOLA NELL'ARTE

La gondola è stata ed ancora lo è, ispiratrice di moltissimi artisti; è possibile costatarlo dal gran numero di opere pittoriche e letterarie su Venezia dove essa appare, molto spesso, come protagonista. Per mezzo di queste opere si può ripercorrere la vita della gondola e del suo conduttore. Dal secolo XV al XVII nelle piante e vedute prospettiche di Venezia appaiono, in quasi tutte, tra navi ed altri tipi di imbarcazione, le prime gondole che gareggiano, solcano i canali e fanno da seguito al Bucintoro, immancabile completamento di quelle panoramiche.

Erhart Reuwich, con la sua veduta prospettica di Venezia del 1486, può essere considerato uno tra i primi ad immortalare le antiche gondole nel Bacino di San Marco.

Il più celebre tra gli incisori è, senz’ombra di dubbio, Jacopo de' Barbari, che nel 1500, rappresenta le imbarcazioni del tempo nella pianta prospettica a volo d'uccello, divenuta famosa per la fedeltà minuziosa di ogni particolare.

Molti altri artisti presentano le proprie piante prospettiche, tra queste vale la pena di ricordare quelle di Giacomo Franco del 1597 e di Giuseppe Heinz, il Giovane, del 1650.

Per quanto riguarda la pittura, il primo dipinto in cui è rappresentata la gondola è datato 1494, è opera di Gentile Bellini (1429-1507) e fa parte del ciclo del “Miracolo della reliquia della Croce” cui fanno seguito i ‘teleri’ di Vittore Carpaccio (1455/56–1525/26) e di Giovanni Mansueti (1485-1527), opere d'arte nelle quali già si nota un’evoluzione del celebre natante poiché si passa dalle ancora primitive gondole del Bellini a quelle del Carpaccio che, sovente, raffigura anche il gondoliere, facilmente distinguibile dagli altri personaggi, per il suo abbigliamento.

Descrivere ed elencare tutte le opere pittoriche nelle quali appaiono la gondola e il gondoliere è impresa ardua perciò, quelli che seguono, sono esempi che toccano l'argomento con una particolare visione pittorica.

Il Tintoretto (Jacopo Robusti 1518-1594) nel suo dipinto “Liberazione di Arsinoe”, meglio conosciuto come “L'allegoria della gondola” e attualmente custodito nella Pinacoteca di Dresda, dipinge una gondola intarsiata e dorata. Nell’“Arrivo della Regina Cornaro” dell'Aliense (Antonio Vassilacchi 1556-1629), spicca la figura del gondoliere; nell'”Arrivo di Enrico III” del Vicentino (Andrea Michiel 1539-1614), un corteo di dame assiste allo sbarco del Re di Francia con una sfilata di gondole; nell'”Incontro tra Alessandro III e il doge Ziani” di Francesco Bassano (Francesco Da Ponte 1549-1592), le gondole si accalcano contro la riva della piazzetta, generando chiassose scene tra i gondolieri; anche Leandro Bassano (Leandro Da Ponte 1557-1622) raffigura, nello sfondo del ritratto del doge Pasquale Cicogna, due gondolieri; nel settecento la gondola appare in tutto il suo splendore grazie ai vedutisti veneziani, primi tra tutti il Canaletto e il Guardi, cui seguono gli incisori Domenico Lovisa, il Coronelli, Michele Marieschi, Gianfrancesco Costa, Gianbattista Brustolon ed altri che, spesso, popolano di gondole i loro panorami. Con Gian Domenico Tiepolo (1727-1804), nella “Partenza della gondola”, esse appaiono con caratteristiche simili a quelle attuali e i loro conducenti indossano costumi costituiti da un berretto azzurro o giallo o rosso e da calze bianche.

In quasi tutte le rappresentazioni del Canaletto (Giovanni Antonio Canal 1697-1768) si nota che le tipiche imbarcazioni veneziane sono un elemento importante poiché, anche nel groviglio delle barche, le gondole e i gondolieri appaiono sempre distinti.

Il più rappresentativo tra i pittori appartenenti a questa schiera è Francesco Guardi (1712-1793), che, con il tocco magico del suo pennello, esprime la più profonda poesia. Egli cura in modo magistrale l’espressione di tutti i personaggi raffigurati ma, particolarmente, le figure dei gondolieri. Il suo capolavoro assoluto è la famosa “Laguna”, una piccola tela dedicata alla gondola il cui gondoliere, stanco, dopo una lunga traversata, voga curvo.

Tra gli artisti del tempo passato, non bisogna dimenticare Gabriele Bella, le cui opere, raccolte nella Pinacoteca Querini Stampalia, veri documentari sugli usi e costumi dell’epoca. Egli eseguiva anche i ritratti dei gondolieri vincitori delle regate del XVIII secolo.

Molti altri artisti hanno reso omaggio al più singolare natante del mondo tra questi: Turner, Bonington, Caffi e Faretto, Monet, De Pisis.

La gondola riuscì a suscitare emozioni poetiche e letterarie degli scrittori che composero innumerevoli lodi ed inni dedicati a quest’inimitabile imbarcazione dalla struttura romantica.

Ancora una volta vale il discorso fatto in precedenza per i pittori e gli incisori: è difficile menzionare tutti i virtuosi della penna perciò, quella che segue è una rapida carrellata per ricordare i più famosi di questa nutrita schiera.

Il francese Michele de Montaigne, nelle sue “Memorie”, del 1580, descrive con fervore i suoi molteplici viaggi a Venezia, entusiasmandosi nel ricordare i momenti passati sul Canal Grande a bordo della gondola.

In quel secolo furono moltissimi gli scrittori e i poeti che visitarono Venezia e, comune fra tutti è l'entusiasmo con il quale esaltano questo splendido natante.

Wolfango Goethe, nel 1786, si esprime così: “Questa gondola rassomiglia alla culla che dolcemente dondola...”.

Il Goldoni poeta si serve della bocca di un gondoliere per elogiare questo mezzo acqueo:

Ma in sto nostro paese benedetto

dove regna il buon gusto e la ricchezza

più della vanità, più del diletto,

comodo vero e libertà si apprezza.

Voleu farve varar? andè a un traghetto,

subito montè in barca con franchezza;

co se vol la carrozza e 'l savè vù.

 

Se sè straco, andè in barca e stè là,

collegheve sul trasto e po dormì;

comodo come in leto stravacà

podè intorno girar la note el dì,

leser, bevar, magnar, tuto se fa;

ma la carrozza no la xè cussì;

se salta, se se sbate; se stracola,

no se sente dal strepido parola.

La gondola è stata messaggera e testimone di grandi amori nonché complice di innumerevoli vicende amorose; ne sono d'esempio queste parole di Pompeo Molmenti, cultore di storia veneziana: “Asilo di dolci peccati, ausiliatrice di trepidi amori”.

Un poeta dialettale, Antonio Lamberti (1757-1832), è ricordato per la “Biondina in gondoleta”, musicata da Simone Mayr, conosciuta e cantata in tutto il mondo. Anche Pietro Buratti (1772-1832) riesce a cogliere la poesia ispirata dalla gondola e scrive la canzonetta “La barchetta”, musicata da Giovan Battista Perucchini e cantata dal popolo. Negli ultimi versi si nota come l'autore descrive il gondoliere del settecento, ma bisogna affermare che la figura del famoso conducente è rimasta la stessa nel corso dei secoli:

La note xe bela,

fa presto Nineta,

andemo in barcheta

i freschi a chiapar.

E Toni el so remo

l'è atento a menar.

Nol varda, nol sente

L’è un omo de stuco

Da gonzo, da cuco,

a tempo el sa far.

Pietro Pagello (1807–1898), scrive la famosa barcarola, musicata poi dal maestro Morolin, dedicandola alla scrittrice francese George Sand, al secolo Aurora Dupin Dudevant, divenuta sua amante:

Coi pensieri malinconici

no te star a tormentar:

vien co' mi montemo in gondola,

andaremo fora in mar.

Passaremo i porti e l'isole

che çirconda la çità,

el sol mor là, senza nuvole,

e la luna spuntarà.

Sta bavèta, che te zògola

tra i cavei  inbovolai

No xè turbia da la polvare

de le rode e dei cavai.

Sto remeto che ne dondola

In sordina no se sente,

come i s-ciochi de le scùrie

come i urli de la zente,

se in conchiglia i Greci Venere

se sognava un altro dì,

forse visto i aveva in gondola

una zògia come ti.

In ogni secolo vi fu chi esaltò la gondola e il gondoliere, come nel caso di Riccardo Selvatico (1849-1901), poeta, Consigliere Comunale e poi Sindaco di Venezia che, nel suo capolavoro della lirica veneziana “La Regata”, cita, con enfasi , tutte le barche dando un tono particolare alle gondole.

Ettore Bogno (1873-1955), esemplare figura di poeta dialettale, con la sua “La gondola vecia”, dedicò malinconici versi alla tipica imbarcazione veneziana:

Dentro d’un rio che sboca in Canalasso

a na s-ciona de fero incaenada

da mesi e mesi a l'ombra de un palasso

stava na vecia gondola fruada.

Rusene el fero, come un caenasso,

senza pagioi né forcole, imberlada,

col trasto e le sentine in gran sconquasso

la stava là da tuti sbandonada.  

Geri un'ondada de tramvai potente

la ga sfassada e, rota la caena,

La l'à despersa a tochi per el rio...

cussì a sto mondo: tanta bona zente

per ani e ani sgoba, strussia, pena...

un zorno le sparisse... e xe finio.

Tra gli altri sono da ricordare Albano Baldan, George Byron, Bepi Larese, Raffaele Michieli, Domenico Varagnolo, e Riccardo Wagner che assieme a molti altri furono ispirati dal famoso natante.

Tra gli scrittori moderni che si occuparono della gondola, vanno menzionati Diego Valeri,  e Aldo Palazzeschi, al secolo Aldo Giurlani, che scrisse: “La gondola è oggi un'espressione d'arte e di poesia: l'anima di Venezia”.